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Michele Giordano, autore del libro “Pornovocazioni” (Golena Edizioni)

Pornovocazioni raccoglie centinaia di lettere, scritte da aspiranti porno attori, negli anni del boom dei video hard amatoriali.
A fare da contorno a queste lettere ci sono gli aneddoti, talvolta divertenti, talvolta tragicomici, raccontati dall’autore del libro, Michele Giordano, che abbiamo intervistato per voi.

Ciao Michele, è un onore per noi di Overlover intervistarti. Per chi non lo sapesse, dopo aver preso la laurea in architettura e aver scritto diversi libri sul tema, hai intrapreso una lunga  carriera di giornalista e scrittore. Ricordiamo il tuo attuale ruolo di direttore della rivista Nocturno Cinema, quello come inviato speciale per la Mondadori e i tuoi articoli per il Corriere Mercantile di Genova e La Notte di Milano. E il tuo attuale blog su Il fatto Quotidiano. Hai scritto inoltre “Moana e le altre. Vent’anni di cinema porno in Italia” (1998, Gremese editore, con Andrea di Quarto), “La commedia erotica italiana” (1999, Gremese Editore), “Giganti buoni, il mito dell’uomo forte nel cinema italiano, da Ercole a Piedone” (2000, Gremese Editore).
L’ultima tua fatica è “Porno Vocazioni” (2015, Golena Edizioni), puoi raccontarci di cosa si tratta?

G: È una raccolta di lettere che ho selezionato sulla base di un iniziale catalogo che ammontava ad oltre 10.000 lettere inviate a un amico regista di film amatoriali italiani che si chiamava Hans Rolly. È stato il più importante nel suo campo, forse l’unico che ha girato veri filmati amatoriali in Italia e che  purtroppo è scomparso nel 2006. Con lui avevo ipotizzato il progetto di questo libro e, anche per rispetto verso quello che avevamo pensato, e, grazie anche alla moglie che mi ha consentito di accedere alle lettere, dopo un lungo lavoro di oltre 3 anni di selezione, ne ho scelte circa 300, le più interessanti sia dal punto di vista sociologico che di costume, e ne ho fatto una raccolta.

O: Come hai deciso di strutturare il libro?

 G: Naturalmente non si tratta di una mera raccolta di lettere, perché  il libro si presenta innanzitutto con il capitolo che spiega la storia di che cosa è il porno amatoriale, quindi sono andato indietro, fino a Polaroid che inventò la omonima macchina fotografica in America negli anni 30. Quell’invenzione portò alla consuetudine di farsi le foto senza bisogno di stamparle, il che risolveva tutta una serie di problemi legati alla riservatezza. Da quel momento, piano piano, il fenomeno è divenuto di massa, soprattutto negli anni 90 dove – parlo dell’Italia – è esploso attraverso la pubblicazione di tutta una serie di riviste che hanno avuto grande successo in quel periodo. Non dimentichiamo che siamo ancora nell’era pre-internet, quando i primi computer si usavano solo in certe università..

O: Puoi spiegarci come lavorava Hans?

 G: Hans inviava le proprie richieste per porno-attori a riviste specializzate e non. Quelle pubblicazioni vivevano soprattutto sulle coppie decise a fare scambio di partner con altre coppie o comunque giochini sessuali particolari: era quello il fenomeno preponderante. Mandavano alla rivista una propria foto, spesso censurata nel viso, due righe di commento e un numero di fermoposta per essere contattati. Rolly era dunque allo stesso tempo colui che cercava “attori”, attraverso le proprie inserzioni, e colui che rispondeva ai possibili performer. La sua Casella postale Milano San Babila era fra le più gettonate in quegli anni.
A queste riviste molte volte venivano allegate delle cassette vhs costosissime, 60.000 lire, che allora erano tanti soldi, dove le coppie si ritraevano mentre facevano sesso. Lo stesso Rolly, a volte, provvedeva a realizzare questi filmati e ad inserirli nelle videocassette. Era quindi una spirale che, alla fine, si concludeva, per i più, con la spedizione della lettera. La maggioranza degli aspiranti era infatti improponibile, pochi venivano presi. Diciamo che le lettere più divertenti ed interessanti che ho pubblicato nel mio libro sono di chi non è stato preso. Tornando alle persone che venivano cooptate per i film, giravano questi porno amatoriali con coppie, singole o singoli di supporto, che già Rolly aveva a propria disposizione. Le singole si offrivano più spesso per provini che poi Rolly sistemava e commercializzava, dopo aver ottenuto la liberatoria e verificato la maggiore età degli “attori”. Il che avveniva per tutti, era una conditio sine qua non. Rolly non ha mai fatto fiction, aveva le sue coppie, i suoi singoli e le sue singole, tutta gente che lo faceva per divertimento. Lui forniva, a limite, un rimborso spese a chi veniva da lontano o una cena. E pure lui lo faceva più per proprio divertimento che non per soldi, anche se qualcosa ci guadagnava con la vendita dei vhs. Il capitolo iniziale del mio libro è volto a spiegare questo particolare fenomeno di quegli anni. Poi si spiega meglio chi era Rolly, artigiano che veniva dal cinema “normale” dove aveva lavorato come montatore, anche con registi importanti, nonché come attore. Insomma, un personaggio molto eclettico.

O: In che modo hai deciso di suddividere le lettere?

 G: le ho divise per argomenti, c’è un capitolo che riguarda i paurosi che si chiama “La prudenza non è mai troppa”; un altro si intitola  “Alla ricerca del piacere perduto” dove i protagonisti, soprattutto vecchietti, ancora arzilli, rimpiangono i bei tempi in cui facevano sesso e vorrebbero farne ancora; nel capitolo “Hardcreativi”  raccolgo le lettere di chi richiede cose assurde, fantasie strampalate e spesso irrealizzabili; in  “La professionalità prima di tutto” gli aspiranti porno-performer decantano la propria capacità dal punto di vista sessuale, le proprie  dimensioni; “Divi futuri” raccoglie le lettere  persone che vogliono avere successo nel mondo dell’hard e pensano tutti di essere i nuovi Rocco Siffredi; “Narcisi a luci rosse” è dedicato a  chi esalta se stesso, quanto sono bello, quanto sono figo: uno di loro si è fatto addirittura fotografare come l’ uomo vitruviano, quello di Leonardo da Vinci, disegnato dentro il cerchio ideale, in cui le proporzioni dell’uomo sono assolutamente perfette; poi ci sono quelli ribatezzati “Macchine da sesso” che pensano di essere superstalloni inarrivabili;  “A disposizione del regista”, raccoglie le lettere di chi, pur di fare il film, si dichiara disponibile a “inchinarsi” al regista, offrendosi sessualmente o proponendogli regali; e un capitolo, “Miscellanea” raccoglie i cani sciolti   non inseribili in un particolare contesto; infine “Perle di saggezza” riunisce frasi particolarmente significative degli aspiranti “attori”.

Per meglio inquadrare il fenomeno ci sono una prefazione e una postfazione. La prima, di Pietro Adamo, docente dell’ Università di Torino, uno studioso che si è molto occupato dell’hard, autore de  “Il porno di massa” per Cortina, un testo fondamentale in questo settore; la seconda, del sociologo Alessandro Dal Lago dell’Università di Genova.

O: Nel campionario di aspiranti performer c’è di tutto: la giovane maestrina delle elementari, il medico distinto, la signora cinquantenne che propone una parte per lei ed una per la figlia ventenne, il culturista stallone, disoccupati di ogni genere che passano le giornate a praticare autoerotismo… e ancora il marinaio, il carpentiere… C osa li accomuna?

 G: Credo un profondo senso di frustrazione sessuale. Se la rivoluzione sessuale alla fine degli anni 60, propugnata da Marcuse, si fosse conclusa, anzichè fallire miseramente, queste situazioni di frustrazione probabilmente non ci sarebbero. Va aggiunto che, in Italia in particolare, la posizione ingombrante della chiesa ci ha sempre condizionato pesantemente. La maggior parte delle persone che scrivevano queste lettere non era dotata grammaticalmente, a volte neanche fisicamente. Un venti per cento è costituito da persone che hanno studiato, quindi figure come medici, commercialisti, avvocati, i soli a non sbagliare i congiuntivi. Ovviamente, ho lasciato le lettere così com’erano, senza eliminare gli strafalcioni grammaticali.
Altra caratteristica di queste lettere è la paura di essere scoperti e che porta gli scriventi a calarsi in un microcosmo conio, sotterraneo, nascosto, dove tutto è possibile ma che mai può essere condiviso da chi ne è estraneo.
A quei tempi i telefonini non erano ancora diffusi e, per chiamare una persona, dovevi usare il fisso, cercarla a casa dove ti potevano rispondere la moglie, la mamma o un coinquilino. Questa esigenza di riservatezza viene fuori al momento in cui, alla fine della lettera, gli aspiranti forniscono le istruzioni per essere contattati da Rolly. Si trovano quindi, spesso, a chiudere le lettere con richieste del tipo “mi raccomando massima riservatezza”. C’è quello che ha una ditta di deratizzazione e dice “mi raccomando quando telefona dica che ha i topi, così non si capisce il motivo vero per cui mi ha chiamato”, oppure gli sposati che scrivono “se risponde mia moglie le butti giù il telefono, richiami quando ci sono io…” e che, in parecchi casi, andavano alla ricerca di esperienze omosessuali. Questo vuol dire che non reprimono solo i desideri sessuali che le mogli o le compagne non possono o non vogliono  soddisfare, ma ne hanno anche altri che nascono dalle aree più profonde della propria coscienza.
Ci sono i più giovani che chiedono “mi raccomando non dica niente a mia mamma” o altri ancora che sembrano usciti da un film di spionaggio: “quando telefona, per capire che è lei, mi dia il codice ….”, in questo modo uno avrebbe dovuto telefonare e sussurrare alla cornetta “Pronto qui codice 45174…”.  Per farsi riconoscere.
Quelli più sicuri di sé, convinti che Rolly li avrebbe sicuramente presi, forniscono già istruzioni sull’appuntamento: “avrò un impermeabile verde ed un ombrello sotto il braccio…”. Alcuni mandano  perfino le piantine del luogo dell’incontro.
E c’è anche una parte di queste persone che cercano la gloria nel porno come forma di riscatto, un “porno per disperazione”, gente che non ha più un lavoro e come ultima spiaggia tenta la carta dell’hard, senza sapere che Rolly non paga, al massimo un rimborso spese per chi viene da fuori Milano o una cena. Tutto, per Rolly, deve essere vissuto come un piacere da parte dei protagonisti, non come un lavoro. Certo, Rolly ci guadagnava con la vendita delle videocassette. E spendeva, girando l’Italia in cerca di nuovi talenti del sesso, faceva anche servizi a domicilio. Ma i suoi protagonisti dovevano muoversi per passione, non per trovare un lavoro. A quei tempi c’erano riviste come “Fermoposta” , la più gettonata in questo settore, che vendeva moltissimo. Il direttore, Antonio Grilli, era riuscito a creare un giro davvero invidiabile attorno alla sua pubblicazione, un vero imprenditore dell’amatoriale, riunendo intorno a sé una vera e propria comunità di aficionados. Organizzava cene a tema e premi per la “Miss Fermoposta” del mese, regalando anche gioielli. Insomma, gratificava i suoi protagonisti.  Le cassette vendute in edicola costavano – come ho già detto – 60.000 lire. Con l’avvento di Internet questo piccolo mondo è crollato, è cambiato tutto: ci sono i siti, le chat, c’è Skype. Il fenomeno dell’amatoriale in rivista con videocassetta allegata è stato un fenomeno circoscritto nel  periodo che va dalla fine degli anni 80 alla fine dei 90, con qualche strascico nei primi 2000.

O:  Per molti autori le lettere sembrano quasi un pretesto per parlare delle proprie fantasie o dei propri attributi, sei d’accordo?

G: D’accordissimo. Una buona percentuale di queste persone scriveva per il puro gusto di farlo.
Mi viene in mente una lettera lunghissima scritta da un marito di Bresso che parla della moglie Angela e di quello che vorrebbe fare con lei (o meglio farle fare…), cercando di coinvolgere Rolly per corteggiare la consorte. Sono convinto che questa fosse una delle tante persone che si eccitava mentre scriveva la lettera. Classico esempio di eccitazione masturbatoria nel descrivere le proprie fantasie sessuali. Troviamo anche quelli che scrivono: “io ce l’ho lungo 25 cm e…”; c’è un tipo con la foto del barattolo del Vim vicino al suo pene in erezione per dimostrare quanto è  grosso; e uno, che purtroppo, per una mia svista, non ho pubblicato nel libro, che manda una sorta di grafico del suo pene su carta millimetrata. Un altro manda la sua foto in tuta mimetica e kalashnikov, mentre va a fare i “War games”. E questi sono solo alcuni esempi… Altri ancora, i più estremi, mandano la foto di se stessi con un cetriolo infilato nel sedere. È quindi logico aspettarsi che Rolly non li convochi. A Rolly interessava coinvolgere persone con buone erezioni e che in grado di soddisfare i partner nei suoi filmati. Nient’altro.

O: I prototipi degli autori di lettere che personalmente mi hanno incuriosito di più sono,  nell’ordine:

1) quelli che chiedono appuntamenti impossibili all’ora x e nel luogo x dicendo che si sarebbero fatti trovare in quel posto ogni lunedì della settimana… per un numero tot di settimane

2) quelli che accampano scuse di ogni genere per non farsi richiamare a casa o ancor meglio chiedendo ad Hans di spacciarsi per questa o quella persona, dal “pescivendolo” al “macellaio”,  per non far sospettare coniugi o parenti

3) quelli che cominciano con descrizioni mirabolanti dei propri “gioielli di famiglia”, chiedendo poi lumi circa possibili remunerazioni e concludono la missiva con minacce di ogni genere al regista

La domanda è: ma chi gliel’ha fatto fare?!?!?!?

G: Già, mi ricordo ad esempio uno che dice “tutti i mercoledì dalle 14.20 alle 14.35, io sono a Milano davanti all’edicola della metro della fermata della stazione centrale…”. Figuriamoci se Rolly, conoscendolo, andava ad attenderli tutto il giorno! E chi nelle lettere fornisce istruzioni allucinanti sul come mettersi in contatto, cose del tipo “mi puoi telefonare solo lunedì dalle 16 alle 16.35, martedì dalle 18 alle 18.25,mercoledì…. mai la domenica!”.

Fra quelli minacciosi, poi, si trova di tutto: da chi scrive “stai attento che se è una presa in giro, ho delle conoscenze in questura”. Voglio dire: tu mandi una lettera, con una foto del tuo pene, dicendo che vuoi fare un film porno, e poi vanti o millanti conoscenze in questura? Mah! Non manca chi vuole  firmare subito un contratto, chiedendo pure un sacco di soldi.
Altri si fanno paranoie assurde come “scusi regista, ogni tanto mi faccio le canne, lei ha qualcosa contro le canne?”. Mi verrebbe da dire: cosa lo chiedi a fare al regista? Non dirglielo neanche… Molti hanno usato Rolly come confidente e questo è un altro aspetto importante. La solitudine è un elemento che influisce molto in queste scelte.

O: Hai una lettera preferita fra le tante?

G: Ho una lettera preferita, la più lunga di tutte, ne abbiamo già accennato prima: l’ho intitolata  “Angela non lo sa” ed è la storia di questo signore che scrive a Rolly e che vuole che lui corteggi sua moglie. Inventa tutta una serie di macchinose situazioni in cui lui lascia la foto sexy della signora sotto una finestra di una certa via a Sesto San Giovanni, a quel punto Rolly sarebbe dovuto andare a prenderla e sostituirla con un’altra foto (di lui) e seguire ancora altre istruzioni. Questo è il classico esempio di autoeccitazione, di cui parlavamo prima, che insorge nel momento stesso in cui si scrive la lettera. Io credo che all’autore della lettera non interessasse partecipare ai film, a lui interessa più che altro condividere queste sue fantasie e si eccita al pensiero che qualcuno le legga.
Anche quelli che scrivono le poesie sono degni di interesse. Persone che sanno già che non saranno  chiamate, e lo si deduce dai testi, però intanto fanno conoscere la propria poesia che, altrimenti, nessuno leggerebbe.
Tengo, comunque, a sottolineare una cosa e lo scrivo anche nella mia introduzione: non voglio assolutamente che si pensi che abbia realizzato questo libro ponendomi su una sorta di torre d’avorio, giudicando gli autori delle lettere. Assolutamente no. Non ho fatto altro che fotografare una certa realtà. È chiaro, poi, che se ci facciamo due risate e scherziamo è perché  siamo esseri umani ed è naturale che ti venga da sorridere quando si parla di uno che dice di avere “il pene con l’erezione in su”, come se esistesse un tipo di pene con l’erezione in giù. Il taglio che ho voluto dare al libro, però, è stato quello di carattere cronachistico, senza tranciare giudizi né prendere in giro nessuno. Ognuno fa quello che gli pare. Io sono un libertario.

O: Esiste oggi in Italia un erede di Hans Rolly?

G: No, non esiste. Già con Hans Rolly in vita, gli altri registi di cosiddetti amatoriali, forse con una relativa eccezione per i prodotti dei toscani della CentoxCento, a tutt’oggi in circolazione, non sono mai stati all’altezza di Rolly e con ciò intendo dire che molti di questi amatoriali sono finti. Una persona del settore riconosce un professionista del porno che si mette la mascherina e che finge di fare un amatoriale. Siccome l’amatoriale è un settore che piace molto agli utenti dell’hard, ma è anche molto difficile da organizzare – bisogna viaggiare, contattare, ricevere lettere o telefonate – molti trovano molto più semplice prendere due persone che fanno porno per professione, metter loro le mascherine e dire che sono marito e moglie. Già ai tempi di Hans, questo tipo di fenomeno aveva preso strada, adesso invece il materiale amatoriale commerciale italiano che gira è praticamente solo di questo genere, fatta eccezione per i casi di siti specializzati nell’amatoriale dove si possono trovare coppie che si offrono realmente. Ma questa è tutt’altra cosa, i video non vengono commercializzati, ma usati a titolo privato. Al massimo chi ci guadagna qualcosa è il sito.

O: Il libro si apre con una tua personale descrizione del regista Hans Rolly, seguita dal racconto dell’occasione in cui Hans ti ha permesso di presenziare in qualità di osservatore-fotografo di scena in uno dei suoi set. Che emozioni hai provato? E puoi dirci se è stato come te lo aspettavi?

G: È stata una bella esperienza. In quello specifico caso c’era questa coppia che già avevo visto all’opera nei filmati di Hans. Poi c’era un ragazzo che girava sempre con la Harley Davidson, anche lui già comparso nei film di Rolly, una ragazza che mi sembra di ricordare facesse la barista in un pub dell’hinterland milanese ed io in quanto fotografo occasionale. La casa era messa a disposizione da qualcuno che conosceva Rolly e che in cambio avrebbe ricevuto gratuitamente la cassetta del film. Fra coloro che mettevano a disposizione la casa, alcuni volevano partecipare o perlomeno presenziare, altri no, altri ancora come quello di questo caso, si accontentavano della cassetta.
Tornando al racconto di quella volta, devo dire che presenziare in questo tipo di situazione non è stato molto diverso che vederlo in un filmato, il che vuol dire che il lavoro di montaggio di Rolly era estremamente minimo, nel senso che quasi tutto quello che lui riprendeva poi, di fatto, andava nel film anche se, chiaramente, nella versione definitiva qualche piccola differenza e qualche taglio c’è sempre, però in linea di massima il girato era quello che poi andava a finire nel video.

O: Infine – potrai trovare questa analogia frivola e bizzarra – ma, trovi anche tu un nesso fra “Porno Vocazioni”  e  “Io speriamo che me la cavo” dove in entrambi i casi i protagonisti sono anime inquiete o in cerca della propria via?

G: Beh, esiste anche un film porno che si chiama “Io speriamo che me la chiavo”, ma, battute a parte, trovo notevoli punti in comune con il libro che hai citato, per quel che riguarda i protagonisti: anime inquiete, appunto, lo sono sicuramente, in attesa di quello che la vita può offrire.
In questo caso l’inquietudine, a differenza che nei personaggi del libro del maestro Marcello   D’ Orta, nasce da un contrasto molto forte fra la vita quotidiana che ti da poco sessualmente, o addirittura niente e quello che invece si vede in televisione, in giro, sui manifesti pubblicitari che, al contrario, ti offre molto. Il fatto è che viviamo in una società oserei dire medioevale, nel senso deteriore del termine, non certo in quello svelato da Le Goff, il grande storico del Medioevo. Al contrario di quello che la gente pensa sulla presunta odierna libertà sessuale: io credo che questa libertà non ci sia, c’è piuttosto una grande libertà di immagine sessuale. C’è tanta gente che è totalmente insoddisfatta della propria vita coniugale, di solitudine, ed era così anche negli anni 90, quando si scrivevano quelle lettere. In definitiva, il contrasto fra il troppo sesso visto ed il poco sesso vissuto, creava (e crea ancora  oggi, basti pensare ai 300 milioni di utenti che quotidianamente visitano un sito porno) un “gap ormonale” nonché sociale difficilmente gestibile. Checché ne dicano i bacchettoni.

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